"Uno, nessuno e centomila", pubblicato da Luigi Pirandello nel 1926, compie quest'anno cento anni, ma continua a parlare con sorprendente attualità al nostro presente. Il romanzo racconta la crisi esistenziale di Vitangelo Moscarda, un uomo che scopre improvvisamente quanto l'immagine che ha di sé sia diversa da quella che gli altri hanno costruito di lui. Da questa rivelazione nasce una profonda riflessione sull'identità, sulla molteplicità degli sguardi e sulla difficoltà di definire chi siamo veramente: temi che, nell'epoca dei social media e della vita onlife, appaiono più attuali che mai.
Il protagonista durante un monologo interno dice: — «Ma che altro avevo io dentro, se non questo tormento che mi scopriva nessuno e centomila» — questo passaggio esprime il dramma della scoperta che non esiste un "io" unico e stabile. L'individuo comprende di essere contemporaneamente uno per sé stesso, centomila per gli altri e, in fondo, nessuno, perché nessuna definizione riesce a contenerlo completamente. L'identità appare quindi frammentata e mutevole.
Questa intuizione pirandelliana acquista una nuova attualità nella società odierna come descrive Luciano Floridi. I cosiddetti adolescenti onlife vivono in una dimensione in cui online e offline non sono più separati: relazioni, emozioni, apprendimento e autorappresentazione si sviluppano contemporaneamente nei due ambienti. Se per Pirandello l'identità si moltiplicava attraverso gli sguardi delle persone che incontrava, oggi essa si moltiplica ulteriormente attraverso profili social, piattaforme digitali e reti di comunicazione. L'adolescente è continuamente esposto a una pluralità di immagini di sé, spesso diverse tra loro.
In questo contesto, la scoperta e la formazione dell'identità diventano un processo più complesso. Durante l'adolescenza il soggetto cerca di rispondere alla domanda "chi sono?", ma deve farlo confrontandosi non solo con famiglia, scuola e gruppo dei pari, bensì anche con le rappresentazioni digitali di sé e con le aspettative provenienti dalla rete. Ne deriva una possibile frammentazione dell'identità conil rischio di percepirsi come una somma di ruoli, immagini e versioni diverse di sé, senza riuscire a integrarle in una narrazione personale coerente.
La transizione scuola-lavoro rappresenta uno dei momenti in cui questa ricerca identitaria viene messa alla prova. Il giovane non è chiamato soltanto ad acquisire competenze professionali, ma anche a definire il proprio posto nella società. La scelta di un percorso formativo o lavorativo contribuisce infatti alla costruzione dell'identità adulta. Tuttavia, in una società caratterizzata da cambiamenti rapidi, professioni flessibili e percorsi non lineari, l'identità lavorativa non è più un punto di arrivo definitivo, ma una realtà in continua evoluzione.
Si può quindi leggere un filo rosso che unisce tutti questi temi: dall'uomo pirandelliano, tormentato dalla molteplicità delle immagini di sé, all'adolescente onlife di Floridi, immerso in una rete di relazioni fisiche e digitali, fino al giovane che affronta il passaggio dalla scuola al lavoro. In tutti i casi emerge la stessa sfida: costruire un'identità personale autentica e coerente all'interno di una realtà che tende continuamente a moltiplicare, frammentare e ridefinire il sé. Pirandello aveva intuito questo problema più di un secolo fa; il mondo digitale non ha fatto altro che renderlo ancora più evidente e quotidiano.
Uno, nessuno e centomila Luigi Pirandello 1926
Floridi, L., Onlife Manifesto, Springer International Publishing, Londra, 2015, http://www.springer.com/us/book/9783319040929
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